scattata quella foto. Suppongo che sopravviverò anche a questo».
La fotografia ritraeva un ragazzo diciassettenne terrorizzato in piedi su un campo da calcio, con un cappello da laurea storto e una toga troppo grande.
Tra le sue braccia c’era un neonato avvolto in una copertina chiara.
Quel bambino ero io.
Ogni volta che guardavo la foto, prendevo in giro papà per l’espressione sul suo viso.
“Hai l’aria di chi si aspetta che io esploda”, gli dissi una volta.
«Immaginavo», rispose lui seriamente. «I bambini sono imprevedibili.»
“Sembrava che stessi per