La caduta le aveva spezzato la colonna vertebrale, privandola dell’uso delle gambe e — agli occhi del padre — anche del coraggio.
Per oltre un decennio era rimasta confinata su una pesante sedia a rotelle di legno, muovendosi tra i piani superiori della dimora come un fantasma.
“Una matassa di filo spezzata non vale il grano che consuma”, borbottava Silas agli ospiti; la sua voce echeggiava sul pavimento di legno fino al punto in cui Charlotte sedeva a leggere, al lume di candela.
“Non può sposarsi, non può gestire una casa e di certo non può darmi dei figli. È un peso per me”. I lavoratori di Blackwood Place sapevano bene di non dover contraddire il colonnello, ma la signorina Charlotte aveva conquistato i loro cuori. Era gentile, nonostante il suo isolamento.
Insegnava alle cameriere un alfabeto segreto e rammendava con discrezione i loro fazzoletti quando il sorvegliante non guardava. Ma Silas Blackwood non apprezzava la tale gentilezza.