C’era Julian, il figlio ed erede: un giovane di venticinque anni, vanitoso come un pavone, che trascorreva più tempo a giocare d’azzardo a New Orleans che a imparare a gestire la tenuta. E poi c’era Charlotte.
Charlotte aveva ventitré anni, capelli color polvere d’oro e occhi che riflettevano la tristezza di mille giorni di pioggia. Quando ne aveva dodici, un animale selvatico l’aveva travolta durante un temporale.
La caduta le aveva spezzato la colonna vertebrale, privandola dell’uso delle gambe e — agli occhi del padre — anche del coraggio.
Per oltre un