Il tragitto durò venti minuti. Charlotte tenne gli occhi chiusi per gran parte del tempo, lasciando che le lacrime scivolassero via e inzuppassero la ruvida camicia di lino di Isaac.
Aspettava che lui parlasse, che la insultasse o si lamentasse del suo peso. Ma lui rimase in silenzio. Gli unici suoni erano il suo respiro regolare e il tonfo ritmico dei suoi passi.
Giunti al vecchio fienile, la realtà della situazione la colpì in pieno. La struttura era poco più di uno scheletro: legno grigio e logorato dalle intemperie, con fessure visibili tra le assi. Il tetto era rattoppato con lamiere e muschio. All’interno, l’aria sapeva di fieno vecchio e terra umida.
Isaac la fece entrare. C’era una branda rudimentale, una piccola stufa a legna e un tavolo che poggiava precariamente su un lato. I suoi movimenti erano precisi: prese una coperta di lana grezza e le coprì le gambe.