chiamarlo, non risiedeva principalmente nel muscolo cardiaco. Era un riflesso nervoso che aveva perduto il senso della misura.
I medici provarono dapprima la strada meno invasiva: alimentazione modificata, bocconi più piccoli, ritmo e modalità differenti durante i pasti. Tutte raccomandazioni ragionevoli, da medico e anche da nonna; ma i sintomi continuarono. Restava una domanda assai concreta: proteggere il battito con un pacemaker oppure intervenire direttamente sul comando nervoso che metteva in pausa la conduzione ogni volta che qualcosa attraversava l’esofago?
Fu scelta la cardioneuroablazione. Attraverso cateteri introdotti nel cuore e