intenso, più vicino, e tutte capimmo cosa significasse. Abbandonammo ogni cosa e corremmo al piano di sopra, verso i dormitori dei bambini; cercammo di nasconderli negli armadi, sotto i letti, dietro le pesanti tende che sapevano di chiuso e di naftalina. Ma non c’era più tempo.
Il portone principale fu sfondato con un boato che fece tremare l’intero edificio e, nel giro di pochi secondi, se li ritrovammo dentro. Erano soldati tedeschi della Wehrmacht, per lo più giovanissimi. Alcuni non avevano nemmeno la barba, ma indossavano uniformi impeccabili e impugnavano