i fucili con la stessa naturalezza con cui si maneggiano gli attrezzi da lavoro. Gridavano ordini in tedesco, una lingua che nessuna di noi conosceva bene.
Eppure, il tono era chiaro, universale. Era il linguaggio della violenza istituzionalizzata. Ci condussero tutte nella grande sala – eravamo quindici suore – e ci fecero disporre lungo una parete di pietra fredda. Un ufficiale, un uomo avanti con gli anni, dai capelli brizzolati e dall’aspetto meticoloso, camminava lentamente davanti a noi, osservando ogni volto come se stesse ispezionando del bestiame.
Si fermò davanti a me,