La mamma si alzò da tavola.
«Lucynka, mi aiuti a portare la borsa fino alla macchina?»
«Mamma, non devi…»
«Devo. Non mi riposo qui. Voglio che Wojtek non pensi che io sia ingrata.»
La guardai: una donna di settantotto anni che aveva finto di stare bene per tre settimane per non offendere il figlio. Che aveva preparato la valigia il giorno prima e aspettato al cancello perché sapeva di non poter chiamare un taxi per la campagna da sola.
Portai la valigia in macchina. La mamma si sedette sul sedile anteriore e allacciò la cintura di sicurezza. Solo allora sospirò, un sospiro lungo e profondo, come se avesse trattenuto il respiro per tre settimane.
Wojtek era sulla soglia. Non si avvicinò, non ci salutò con la mano. Teneva in mano una tazza di caffè e ci guardò. Sembrava uno che volesse scusarsi ma non sapesse perché.
“Chiamalo la prossima settimana”,