Il mio pollice rimase sospeso, esitante e pesante, sul tasto “elimina” per diversi minuti. Ero così intensamente, quasi al limite della morte, esausta. Emotivamente, ero completamente prosciugata dall’immensa perdita di mia madre e dalle estenuanti conseguenze dell’organizzazione del suo funerale e della sua eredità. Semplicemente non avevo le energie per aggiungere alle mie spalle già appesantite il profondo dolore ei problemi di una completa sconosciuta; non volevo assolutamente sobbarcarmi un altro peso emotivo. Stavo per cancellare il messaggio.
Ma in quel momento, come se il freddo vento autunnale fuori avesse smuoveto qualcosa dentro di me, ho immaginato una bambina. Una bambina che aveva freddo, tremante su un materasso sconosciuto, avvolta in abiti troppo sottili e troppo piccoli per il gelido vento invernale in arrivo. Ho immaginato una madre con la paura negli occhi, probabilmente disperata, sola e persa negli angoli bui della vita come mi sentivo io in quel momento senza la mia. Il mio stesso dolore si rifletteva nelle sue parole.