Poi, in un normalissimo martedì soleggiato, un furgone si è fermato davanti a casa mia. Pochi istanti dopo, un misterioso pacco quadrato è apparso improvvisamente sulla mia soglia.
Sul cartone consumato non c’era né nome né indirizzo. Curiosa e un po’ sospettosa, portai la scatola al tavolo della cucina. Quando la aprii con le forbici e ripiegai i lembi, con mia grande e immediata sorpresa, vidi lo stesso identico vestito rosa e gli stessi maglioni di lana che avevo spedito l’anno scorso durante quelle buie giornate autunnali. Ma sembravano completamente diversi: profumavano di lavanda, erano più puliti di quando li avevo dati, erano stati stirati con la massima precisione e cura, ed erano elegantemente legati con un delicato nastro di raso blu.
Proprio sotto la pila di vestiti colorati e ben piegati, avvolta in un pezzo di carta velina bianca, giaceva un piccolo anatroccolo giallo all’uncinetto…
Ho sussultato rumorosamente. Mi sono coperta la bocca con la mano e ho fatto una smorfia. Quella piccola anatra. Quell’anatra gialla e lanosa con gli occhi neri come bottoni. Non la vedevo da anni e pensavo di averla persa per sempre in uno dei miei tanti traslochi.