Ciò che pensavo di donare… mi è tornato indietro in un modo che non avrei mai immaginato.

Era un ricordo dei miei primissimi anni di vita: un regalo speciale, fatto a mano dalla mia defunta madre, lavorato all’uncinetto durante le notti in cui era incinta di me. In qualche modo, senza che me ne accorgessi, deve essere rotolato fuori dalla vecchia scatola dei ricordi ed essere finito proprio tra i vestiti da donare nella scatola di spedizione, mentre impacchettavo tutto in una densa e confusa nebbia di dolore devastante.

Le mie mani tremavano violentemente mentre aprivo con cura il piccolo biglietto bianco, piegato con precisione, che giaceva sotto l’anatroccolo:

«Caro sconosciuto, mi hai regalato questo bellissimo vestito quando non avevo altro che quello che indossavo e una bambina spaventata tra le braccia. Non mi hai fatto domande e non mi hai giudicato. Allora, in quel capannone freddo e vuoto, mi promisi che te lo avrei restituito non appena fossi tornata a camminare con le mie gambe, in modo che potesse riscaldare un’altra bambina. Questo vestito ha tenuto mia figlia al caldo e al sicuro per tutto l’inverno. Quando lo abbiamo spacchettato, ho trovato questa piccola paperella all’uncinetto in fondo alla scatola. Ho capito subito che non era un semplice giocattolo. Ho sentito che doveva significare qualcosa di inestimabile per te. Ecco perché l’ho tenuta accuratamente nascosta per tutto questo tempo, aspettando di essere in grado, economicamente ed emotivamente, di restituirtela, ben lavata. Grazie, per la tua straordinaria gentilezza e per la luce che hai portato in un momento in cui il mondo era buio pesto e nessuno sembrava curarsi di me. “Nessun altro vede.” – Nura…»

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